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Venerdi 20
Luglio 2018

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MOTTA a GOA~BOA 2018 ed è già come essere felici!
Francesco scrive le nuove canzoni mettendo il cuore sul tavolo e con il secondo album si riafferma autore ispirato, ferocemente sincero e in stato di grazia compositiva, come i 9 brani contenuti in Vivere o Morire (Sugar, Aprile 2018) confermano già dal primo ascolto.

Con VIVERE O MORIRE Motta vince la Targa Tenco per il miglior disco, dopo essere premiato per la miglior opera prima con La Fine dei Vent’anni. Se come dice Caparezza il secondo album è sempre il più difficile nella vita di un artista allora Motta è meglio della nazionale del 2006! Ascoltare per credere…

“Vivere o Morire” uscito in Aprile per Sugar, entra direttamente al quinto posto della classifica dei dischi e al primo dei vinili più venduti in Italia della settimana TOP OF THE MUSIC FIMI/GFK . È la più alta nuova entrata italiana.

Del disco inoltre, sette brani su nove sono entrati nella top 10 della Viral Chart Italia.
In radio, il singolo estratto “La Nostra Ultima Canzone”, è top 30 della classifica radio Airplay Earone.
Vivere o Morire”, disponibile in cd, vinile, su Spotify e tutte le piattaforme digitali, è il secondo album di Motta che ha esordito con “La fine dei vent’anni”, TARGA TENCO per la miglior Opera Prima.

 

Vivere o Morire” è una dichiarazione vera e propria, una prova di forza che emana dalla foto di copertina, il suono imploso e nervoso delle canzoni, un titolo forte, senza compromessi. E’ il desiderio dichiarato di farsi ascoltare per intero, dalla prima all’ultima canzone.

Vivere o Morire” è stato prodotto, registrato e mixato tra Roma, New York e Milano, da Motta e Taketo Gohara.


IL PRIMO DISCO DI MOTTA
Con “La fine dei vent’anni” Francesco decide finalmente di metterci la faccia e il cuore. Non solo il cognome. E conquista tutti.

L’esordio discografico solista di Motta “La fine dei vent’anni”(Sugar 2016) ha messo d’accordo la critica, che gli ha riservato recensioni entusiaste, ed il pubblico, che lo ha premiato con piene e calorose platee in oltre 60 location, tra live club, teatri, festival e ad aggiudicarsi la Targa Tenco per la miglior Opera Prima ma anche il premio PIMI 2016 del MEI, come artista indipendente italiano per l’attività svolta nella stagione discografica 2015/2016.

C’è scritto FINE ma in realtà è un inizio

L’inizio di una nuova prospettiva artistica, di una nuova visione, musicale certamente, ma anche di se stesso. “La fine dei vent’anni” è il primo disco di MOTTA, ma non di Francesco, una delle anime e la penna che ha vergato le parole con cui i CRIMINAL JOKERS, in due dischi, hanno espresso in maniera elettrica e vitale l’urgenza dei propri vent’anni. Poi il tempo scorre, le esperienze si accumulano, i punti di vista si spostano, leggermente, e fanno emergere altri suoni, altre parole, adeguate al momento artistico ed umano vissuto da questo straordinario musicista.

La versatilità è cosa che non gli manca. MOTTA è un polistrumentista prezioso che ha prestato negli anni la propria capacità a una Signora del Rock come NADA (con lei al basso, alla chitarra e ai cori), ai PAN DEL DIAVOLO (qui alla batteria, e in piedi), agli ZEN CIRCUS (come tecnico del suono) e a GIOVANNI TRUPPI (alla chitarra e alla tastiera).

Su “La fine dei vent’anni” decide finalmente di metterci la faccia e il cuore. Non solo il cognome. Per questo cambio radicale di direzione – non di intensità – MOTTA chiama a sé Riccardo Sinigallia, tra i migliori produttori ed autori italiani (già con Niccolò Fabi, Max Gazzè, Tiromancino, Luca Carboni, Filippo Gatti, Coez), persona dalla sensibilità e dalla visione adatta ad un disco vario ed eclettico come questo.

La fine dei vent’anni
è la scoperta dell’età adulta

Il racconto della crescita umana e musicale di uno dei più talentuosi artisti italiani. MOTTA, finalmente, accetta di mettersi a nudo e raccontare se stesso, i suoi affetti, la sua vita e quella della sua famiglia. Lo fa utilizzando un tappeto di suoni e colori vastissimi, impossibili da racchiudere in una definizione. È canzone d’autore, sì, ma è anche pop. Non rinuncia all’impatto e alle asperità del rock, ma guarda in direzioni e mondi diversi. Non segue un modello preciso, non cerca di rifarsi a una tradizione, preferisce mischiare con orgoglio tutte le sonorità con cui è cresciuto e dare vita a un insieme per certi versi unico e fresco.

La produzione di Riccardo Sinigallia (anche co-autore di alcuni brani) enfatizza e al tempo stesso addolcisce le asperità vocali di MOTTA che nel disco suona, sparsi nei brani, chitarra, basso, batteria, tastiere.

A lui, in studio, si aggiungono alcuni dei migliori musicisti su cui una produzione possa contare: Cesare Petulicchio (BSBE – Bud Spencer Blues Explosion), Andrea Ruggiero (Operaja Criminale e mille altri), Laura Arzilli, Lello Arzilli, Andrea Pesce, una leggenda come Giorgio Canali, Maurizio Loffredo, Guglielmo Ridolfo Gagliano (Paolo Benvegnù, Negrita) e Alessandro Alosi (Pan del diavolo). Un disco solista, quindi, ma tutt’altro che realizzato in isolamento. “La fine dei vent’anni” è il collettivo che si mette a servizio del singolo e dell’arte. Come dovrebbe accadere sempre quando si scopre che diventare adulti è in realtà molto diverso dall’invecchiare.

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