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Un piccolo passo
per l’uomo…

goa-boa 2019

Domenica 21
Luglio 2019

IZI
ERNIA
SIDE BABY

PRIESTESS
MAGGIO
IRBIS37
MATSBY
TAURO BOYS

GOA-BOA
FESTIVAL

GENOVA
PORTO ANTICO
ARENA DEL MARE 

ORARI
Apertura porte
e biglietteria
ore 18.30

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Felici di chiudere questa intensa edizione di Goa-Boa 2019 con IZI ritrovandolo in cima alle classifiche con ALETHEIA, dopo la sua prima partecipazione del 2016. A lui condurre il nostro ultimo giro di valzer.

In un momento in cui i rapper sono chiamati a confermarsi, Izi ha scelto la strada più difficile: quella della consapevolezza, tra una sincera fragilità e cover di De André. VICE

Il rapper di Cogoleto ha trovato una direzione artistica coerente, che si distanzia sempre più dalle sonorità trap/drill che lo avevano contraddistinto agli esordi con la Crew di Tedua, Wild Bandana, maturando una stile particolare che unisce rap e cantautorato in una commistione unica ed emozionate. ROCKIT

Aletheia” nasce dalla collaborazione con protagonisti assoluti della scena italiana e internazionale e alcune delle promesse del beatmaking e del rap: dai featuring con Sfera Ebbasta e Speranza alle produzioni di David Ice, Charlie Charles, tha Supreme, Mace, High Klassified, Maaly Raw, Heezy Lee, Josh e Bijan Amir e Frankie P.
Aletheia sarà disponibile da venerdì 10 maggio in tutti i digital store e in formato cd e vinile in tutti i negozi di dischi per ISLAND RECORDS / Universal Music. HANO

Aletheia di Izi è una lezione di maturità per la nuova scuola
(VICE)

Siamo nel 2019 e un beat di Charlie Charles ha vinto Sanremo, il nuovo singolo di Rkomi passa in heavy rotation su Radio Deejay, Sfera Ebbasta si è trovato al centro di un caso di cronaca nazionale, la Dark Polo Gang è accasata sotto l’ala protettrice di Fedez. Insomma, i riflettori sono puntati sugli alunni di quella ormai non più nuova scuola, impegnati a consolidare il successo ottenuto con i loro primi lavori. È in questo contesto che Izi, uno dei primi a svecchiare il rap italiano, ha deciso di prendere una decisione tanto drastica quanto coraggiosa: fuggire lontano senza mai voltarsi, alla ricerca di un rifugio in penombra, alla ricerca della propria Aletheia.

Aletheia (ἀλήθεια) è una parola greca traducibile come “verità”, “rivelazione”, “dischiudimento”, ed è il titolo del terzo album di Izi. Il suo significato è un suggerimento rispetto a quelli che sono i contenuti del disco, ma a colpirmi particolarmente è stata un’altra cosa. In un periodo storico in cui la capacità di catturare l’attenzione del pubblico in una manciata di secondi è un fattore cruciale, la scelta di un titolo che obbliga già in partenza ad una ricerca, ad un ragionamento, risulta emblematica, nonché rappresentativa dell’approccio da assumere durante l’ascolto.

Izi torna dopo due anni di silenzio segnati da una depressione profonda, attacchi epilettici e solitudine. Proprio per questo Aletheia suona tormentato, intricato, ma anche aperto al futuro nel suo essere una presa di coscienza spirituale, un consapevole traguardo raggiunto dopo una autoanalisi matura. È un lavoro difficile, che si svela dopo numerosi e attenti ascolti e acquista spessore se inteso come un nuovo passo all’interno del percorso tanto di Izi musicista quanto, o forse soprattutto, di Diego persona.

Il rap di Izi comincia a farsi largo nei carruggi più di cinque anni fa (con Macchie di Rorschach, tape registrato insieme a Sangue, quando ancora si faceva chiamare Eazyrhymes), ma è nel 2014 che il suo nome inizia ad entrare nei radar della scena nazionale grazie al mixtape Kidnapped. Un lavoro acerbo, figlio della struggle, ma che lascia presagire del talento; non a caso contiene versioni germinali di “Chic”, suo cavallo di battaglia riedito due anni dopo, e di “Dammi un motivo”, presente proprio in Aletheia, quasi a sottolineare come i capitoli di questa storia non possano mai considerarsi del tutto chiusi (“Ricordati che il tempo non esiste (ah)/È soltanto una cosa triste”).

Un anno dopo, con Julian Ross Mixtape, le sonorità si spostano verso la trap ma non ne rimangono schiave, anzi: si aprono a ricerche melodiche che sfociano nelle insenature pop di Fenice (2016), il suo primo vero album solista uscito per una major. Al di là di ottimi picchi qualitativi, attorno al progetto aleggia una sensazione di incompiutezza, dovuta principalmente al fatto che il disco sia stato ampiamente influenzato da Zeta (2016), film di Cosimo Alemà che vede Diego nei panni del protagonista, un giovane rapper che cerca di sfondare nel mondo della musica. Per sua stessa ammissione, però, il cinema non è stata l’esperienza che si sarebbe aspettato: “non c’è stato molto rispetto per quello che sono io, a livello artistico. Non gliene fregava niente a nessuno di Izi. Izi lì non esisteva”.

In un cammino inverso rispetto a quello dei colleghi, quindi, Izi decide di dare un colpo di coda al mainstream pubblicando nel 2017 sempre su Sony quello che possiamo considerare il suo primo vero album maturoPizzicato è un successo nonostante la (o grazie alla) sua anima oscura e opprimente, rappresentata già dalla cover: una sorta di inferno dantesco abitato dai demoni quotidiani che l’artista mette in musica. Di primo acchito Aletheia, con il suo occhio mistico in copertina (“Guarda l’occhio, dopo prova a definire una persona, dai / Se ha l’ombra dentro oppure gioia, oppure ‘cosa c’hai?!’”), potrebbe sembrarne la prosecuzione, ma è con un ascolto più attento che l’album si rivela per quello che è. Cioè la summa di tutte le anime passate e presenti di Izi, un ragazzo che non è mai mutato radicalmente ma che è cresciuto, portandosi dentro le cicatrici del cambiamento.

“Il più grande errore è credere che l’uomo abbia un’unità permanente / Un uomo non è mai uno, continuamente egli cambia / Raramente rimane identico, anche per una sola mezz’ora”.
– da “Zorba”

L’arte di Izi si è sempre fondata su una multiformità, ma è in Aletheia che essa esplode manifestandosi su più livelli. Dal punto di vista musicale, ovviamente, è espressa dalla folta schiera di produttori chiamati in studio. Davide Ice (talvolta coadiuvato da Marco Zangirolami), beatmaker storico di Izi, ormai si destreggia su qualsiasi tipo di mood. A lui si aggiungono Charlie Charles, riconoscibile tra mille, il giovane Tha Supreme e MACE, già dietro a “Chic”. Ci sono anche contributi internazionali: Maaly Raw coi suoi bassi abrasivi già al servizio di Lil Uzi Vert e Meek Mill; Frankie P e Bijan Amir, il primo spesso al lavoro con A$AP Ferg e il secondo dietro a “Ric Flair Drip”; Josh Rosinet e Heezy Lee per un tocco di trap d’oltralpe, che sfocia in un featuring cantato in francese. Oltre a loro, per quanto riguarda le parti vocali, si contano solo altre due collaborazioni: Speranza in “OK” e Sfera Ebbasta in “48H”, ovviamente due hit.

Musica a parte, è però un momento ben definito l’apice creativo del disco e sua chiave di lettura: “Dolcenera”, cover di Fabrizio De André, è un azzardo gigantesco. A confermarlo è Izi stesso: “Avevo paura a farla uscire, mi sembrava una bestemmia”. Già qualche anno fa si ventilava una possibilità del genere, da quando il rapper aveva dichiarato che, se una virata nel pop era da escludere, un futuro da cantautore l’avrebbe abbracciato volentieri “avendo Genova una tradizione cantautorale immensa”. Sembra assurdo pensare che, soltanto l’anno scorso, l’accostamento tra Faber e la trap si era tradotto in un fuoco di paglia ironico.

Il risultato, sia sonoro sia simbolico, del pezzo è qualcosa di così unico che non può lasciare indifferenti. È l’incontro rispettoso di due generazioni che troppo spesso abbiamo visto scontrarsi a causa di incomprensioni e difficoltà comunicative. È il giusto tributo di un artista alle sue radici, alla sua città (il pezzo vuole essere un pensiero per le vittime del crollo del Ponte Morandi) e ai suoi idoli. Sulla base c’è un rapper che si scrolla di dosso le etichette per sbocciare definitivamente, abbracciando con coraggio la propria anima cantautoriale e fregandosene di quello che il pubblico della “scena” si aspetterebbe da lui. È un segnale forte e non mi stupirei se tra qualche anno saremo qui a parlare di “Dolcenera” (ma anche di quella “Bad Trip” contenuta inPizzicato) come di un momento di svolta nella carriera di un Izi ormai uomo, songwriter libero e consapevole.

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