PRIMA DI GOA-BOA 🔥🏄🔥
Genova, 12 Giugno 1984 // Teatro Verdi
Opening: DEAFEAR

In quei giorni usciva il loro terzo album Mirror Moves e i singoli passavano ovunque, The Ghost in You ma soprattutto Heaven con la band che suonava sotto la pioggia e Richard Butler era pure meglio di Gene Kelly.

Che giornata quella sera!

Arrivavano quelli di Pretty In Pink, Heaven, India, Love My Way e di tutti quei pezzi che hanno permesso alla band guidata da Richard Butler di essere la più amata alternativa al synth-pop dilagante in quegli anni.
Potevi sentirci tanto Bowie che i Cure, ma anche i Velvet Underground ed il meglio del post punk dei loro contemporanei. D’altronde quelle sonorità erano anche figlie degli stimatissimi produttori che si sono alternati in studio, da  Steve Lillywhite e Todd Rundgren.

The Psychedelic Furs - Genova, Teatro Verdi - 1984

In quei giorni usciva il loro terzo album Mirror Moves e i singoli passavano ovunque: The Ghost in You ma soprattutto Heaven con la band che suonava sotto la pioggia e Richard Butler era pure meglio di Gene Kelly.
Il successo era arrivato e il pubblico dei fans della prima era decisamente aumentato. Si attendeva un bel sold out, come poi è stato,

Da Torino prima dei Subsonica

Per non farci mancare nulla avevamo invitato ad aprire la serata i torinesi DEAFEAR che a Genova erano ormai sulla bocca di tutti per i live allo Psyco e alla Sala Carignano. Una band di grandissimo valore, che avrebbe meritato di proporsi oltre confine, nella quale militava il mai dimenticato Gigi Restagno e, dopo i due album “Stairs” e “the waiting” anche il 18enne Max Casacci ora con i Subsonica (e Deproducers) dopo la parentesi con AfricaUnite.

Gli aftershow sono fatti per socializzare con i fan?

Come da aspettative gran concerto per entrambi e ammirazione smodata per Butler che si rivelava un grande performer.
Poi aftershow allo Psyco con Tim Butler (il fratellino bassista di Richard) che in meno di 3 minuti riusciva a limonare con la ragazza per distacco più bella e charmante della serata, mentre gli altri socializzavano con naturalezza e grande disponibilità con tutti.

BACKSTAGE

Vorrei ricordare di più del concerto ma la mia giornata fu davvero intensissima.
Per uscire dall’ospedale dove ero ricoverato per una fortissima “infiammazione muscolare” causata dai 254 kg della Moto Guzzi V7 che mi scarrozzava in quegli anni, ho dovuto infatti accettare dal medico due condizioni: che la sua infermiera dichiaratasi disponibile a seguirmi (ovviamente fan dei Furs) venisse con me per l’iniezione delle 19 e che rientrassi entro l’una.
La prima l’ho facilmente rispettata ma ho dovuto battagliare non poco per essere riammesso in corsia alle 5 di mattina dal portiere un filino zelante che proprio non voleva saperne dei suoni strafighi della chitarra di John Ashton e dei trucchetti per ottenerli, tantomeno della Guinness arrivata proprio quella mattina con il nostro Sandro Chessa, che curava amorevolmente l’approvvigionamento.

Totò Miggiano
Grazie a Marco Bonini e al di lui fratello per le foto!

Psychedelic Furs - Bootleg
In quegli anni non c’era concerto “importante” senza che ne venisse fatto un Bootleg…


NEI VICOLI DI GENOVA GIRA BRUTTA GENTE
L’incontro di Marcello Valeri con due pellicce 

Ora facciamo tutti i fighi ma io mi ricordo bene. Quando nel 1984, anno orwelliano che nulla fu se non omonimo rispetto a quello che sarebbe successo dopo e che succederà, l’uscita di Mirror Moves degli Psychedelic Furs mica fece tutti saltare di gioia. La formazione dei fratelli Butler veniva da un primo album omonimo sconvolto e sconvolgente, tra i Velvet Underground e Bowie, per poi passare a Talk Talk Talk dove le rarefazioni comincivano a divenire identità-canzone, per poi giungere ad una ulteriore evoluzione, con la produzione di Todd Rundgren, di Forever Now che, in verità, pur contenendo significative pop songs, non soddisfò neppure loro (e pure gli XTC di Skylarking con Rundgren videro i sorci verdi…sarà per questo che entrambi gli album hanno copertine verdi?).

La voce di Butler in discoteca

Dicevo quindi che, introdotto dal singolone Heaven, quello famoso per la pioggia incessante, Mirror Moves , quarta fatica che li vedeva ridotti ai fratelli Butler e John Ashton alle chitarre più comprimari importanti/ingrombanti tra i quali il Keith Forsey che fu macchina ritmica per Giorgio Moroder, e in questo caso, produttore e sarto sonoro tout court, quando lo posammo sui piatti non tutte le portate ci esaltarono. Il motivo era molto semplice, la band aveva preso una direzione ed un suono che guardavano fortemente verso i suoni in voga negli anni ’80 (Forsey era il suono dietro Billy Idol…) e, cosa non da poco e in qualche modo, profetica, verso gli States. In più “c’era un pezzo da discoteca”, ma non quelle “trendy” come lo Psyco Club, proprio le discoteche discoteche…Comunque a me piaceva, la voce di Butler ha sempre avuto il dono di ammaliarmi anche se registrata sopra il minimo sindacale e quindi l’apprendere che sarebbero arrivati a Genova mi riempi di quella gioia poco post adolescenziale ormai perduta in questa vetusta adultità…

Sono giovane, timido ma mi faccio avanti

All’epoca, parliamo di 36 anni fa, il sottoscritto girava per negozi di dischi con assiduità, forte di una passione mai sopita e, soprattutto, del fatto che a Genova dischivendoli ce ne erano ancora un bel pò e tutti con le loro particolarità, sopratutto parlo dei gestori. Comunque trovandomi il giorno prima del concerto in Via San Luca, nelle adiacenze di un piccolo ma significativo negozietto in Via Della Maddalena, sbucando all’incrocio mi capita di vedere due figuri completamente vestiti di pelle nera dalla testa ai piedi, uno altissimo e con gli occhi celati da occhiali da sole, l’altro alto come me (quindi non alto) e riconosco nei due Tim Butler (la pertica) , bassista e John Ashton (l’altro come me) chitarrista, entrambi con l’aria sperduta. Prendo coraggio (sono timido) e mi faccio avanti dimostrando di averli riconosciuti ed offrendomi di dar loro le informazioni che stavano cercando (pare buffo ma erano interessati a negozi in leather…), cavandomela con un inglese che però parve più che sufficiente,chiesi subito loro quello che non bisognerebbe mai fare, ovvero di autografarmi e validarmi la prova dell’incontro, cosa che prontamente eseguirono divertiti in quanto diedi loro la mia tessera universitaria dove Tim, molto carinamente, citò un dei brani del primo disco e John attestò!.

autografo Psychedelic Furs

A Genova se provi l’abito poi lo devi comprare!

Immediatamente riconoscenti , le due pelliccie mi propongono di passare insieme il pomeriggio con il pretesto di uno shopping che mai si sarebbe realizzato…girammo alcuni negozi di scarpe e pelle e, giunti in un celebre shop tra via XX settembre e Via San Vincenzo, entrarono e fecero impazziare il titolare provando e ammucchiando capi in pelle senza poi acquistare nulla dati i prezzi, ancora oggi, non propriamente popolari dell’attività.

L’uomo delle scale e l’acqua fredda

La giornata finì con una birra (io) e altre birre (loro) nei tavolini del bar adiacente il fu Teatro Margherita (ma quanta cultura avevamo in città una volta?) parlando della qualunque e ne approfittai per farmi raccontare alcuni aneddoti su Forever Now (ammisero che il ringraziato Man On The Stars nelle note di copertina era Bowie che assistette ad alcune sessions seduto sulle scale…) e l’incubo ossessivo compulsivo di Rundgreen, descritto come un Kubrick dei suoni. Inoltre mi racconto Ashton, di una loquacità molto più nostra che non albionica, che il video di Heaven aveva fruttato loro una serie di malanni perchè il regista Tim Pope, per avere quel bell’effetto fumo che esce dalla bocca, usò acqua fredda per tutte le riprese. Mi chiesero quindi di raggiungerli il giorno dopo presso l’albergo in Piazza Fontane Marose dove erano ospitati per incontrare Richard ed andare con loro ai soundcheck del concerto che si sarebbe tenuto la sera stessa. Mi parve giusto acconsentire con malcelata retrosia, in realtà l’emozione era tantissima, ero molto giovane…

Lo ammetto, già da ragazzino non reggevo i ritmi delle star

Giunto all’albergo il giorno dopo fui introdotto con calore da Ashton e Butler alto nella Hall dove prima di tutto si palesò una bionda vichinga che mmi fu detto fosse nota modella e, in quel periodo, compagna di Richard e, alfine, ore 17.00 circa, eccolo li il cantante, pallido è dir poco, vestito in azzurro (come sulla cover del disco), appena svegliatosi che mi saluta con una stretta di mano e quel sorriso sghembo. Altre parole e poi vengo fornito di pass per recarmi con loro su un van alla sede del concerto dove assistetti alle prove sino ad inizio concerto, con la promessa di mantenere i contatti e di vederci dopo il gig ma, attenzione, si era fatta una certa e abitando fuori zona, tornai travettianamente, a casa…

biglietto psychedelic furs genova

Dannato Covid, ci erano quasi riusciti!

Del concerto non riporto nulla se non che fu abbastanza quello che mi aspettavo con un leader carismatico e perfetto incrocio tra si sa chi e Mick Jagger e la band già proiettata verso una professionalità e perfezione che fu loro gioia e dolore nelle produzioni che uscirono negli anni a venire, che li videro divenire popolarissimi in America con diversi rimaneggiamenti nella band (che sino al 91 mantenne però il trio succitato originario) e salire e scendere nelle capacità compositive e negli stili sino alla notizia che spero allieterà qualche fan che il primo maggio di quest’anno sarebbe dovuto uscire il nuovo album dopo 29 anni, uscita rimandata come molte altre causa COVID. That’s all .

Marcello Valeri
Collaboratore per testate storiche quali Rockerilla, Rumore, Blow Up è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d’accordo con lui e che invece i musicisti adorano.